Letteratura e arte ungherese, e altro

Blog dedicato all'attrice ungherese Edit Domján (1932-1972)

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sabato, 30 giugno 2007

Tivadar Csontvary Kosztka (1853-1919) - pittore ungherese
Castellamare di Stabia
1902
postato da: EditDomjan alle ore 15:32 | link | commenti
categorie:
venerdì, 29 giugno 2007

L'uomo attraversa il presente con gli occhi bendati. Può al massimo immaginare e tentare di indovinare ciò che sta vivendo. Solo più tardi gli viene tolto il fazzoletto dagli occhi e lui, gettato uno sguardo al passato, si accorge di che cosa ha realmente vissuto e ne capisce il senso.

                                               Milan Kundera, Amori ridicoli

postato da: EditDomjan alle ore 14:20 | link | commenti
categorie: milan kundera
giovedì, 28 giugno 2007

TUTTO CIO’ CHE BISOGNA SAPERE DEL RICORDO

 

Orsolya Karafiàth

 

1.

Il giardino non si accorge del disgelo –

cocciuto conserva ancora il suo biancore.

L’inverno è finito, non è nemmeno primavera.

Arbitrario entra il giardino in un tempo nuovo, suo.

 

Perché così so, mi attrae inconsapevole,

che io lasci tutto ciò che è mio alla sorte.

Ebbene è solo una piccola, innocua cattiveria.

La accompagno muta e perdonata.

 

E capisco cosa nasconde la neve stordita,

cosa attrae la terra che ora copre.

In piedi sto dentro, al caldo sottratto.

Nel mio nuovo tempo, spensierata.

 

2.

E questa spensieratezza pervade tutto.

Perché nulla fa effetto in essa.

Dove si dirige se non ha nemmeno scopo.

Cosa noterebbe se proprio ora vedesse.

 

Sarei soltanto una donna, alta uno e settanta,

che ama la birra Heineken.

Che all’improvviso ha perso dieci chili,

e le mancano tre anni per far trenta.

 

Ha lavoro e ha già avuto due amori,

ha pellegrinato quattro giorni per giungere a Roma.

Non è cosa da poco – c’è chi la invidia.

Ed ora ripassa esattamente ciò che è stato.

 

3.

E il giardino? Inconsapevole muta.

Sugli alberi risplende un nuovo Sole innamorato.

Non ha ombra – puro brivido.

E comprendo anche questo. Lo guardo, taccio.

 

Non vi è tragedia in questo silenzio.

Vi è il sabato, il pranzo sul fuoco.

Cuoce la pasta, ancora una ricetta di mia madre.

Pozzanghera nell’acqua, cielo di febbraio.

 

E fuori sotto la neve vecchie orme.

Riprende vigore ciò che ho quasi raggiunto.

Accade, accadde- - - - - - -

Va bene. Insomma, ho da raccontare.

postato da: EditDomjan alle ore 20:17 | link | commenti
categorie: orsolya karafiàth

Un consiglio:

Claudio Magris

L'INFINITO VIAGGIARE

Il viaggio come "persuasione", cioè come capacità di possedere la propria vita essendo capaci di goderne con pienezza ogni istante. Il viaggio al di là delle colonne d'Ercole e il viaggio attorno alla propria stanza. Il viaggio di formazione alla ricerca dell'identità e il viaggio che fa scoprire al viaggiatore la propria fragilità. Il viaggio che ci rivela il mondo e quello che ci rivela a noi stessi. Il viaggio in cui si attraversano confini evidenti e quello in cui si oltrepassano frontiere invisibili. Il viaggio e la vita e il viaggio e la letteratura. Vent'anni di viaggi di Claudio Magris, dalla Mancia di don Chisciotte alla Pietroburgo di Raskolnikov, dai castelli di Ludwig di Baviera alla scrivania di Arnold Schonberg, dal Grande Nord al Grande Sud, dalla vicina Istria ai remoti fiordi, un affascinante percorso tra terre, popoli, libri, uomini.    

postato da: EditDomjan alle ore 12:05 | link | commenti
categorie: linfinito viaggiare

Krisztina Tóth

Suono evanescente


Non ho mai visto i tuoi oggetti.
Le tue camicie sulla sedia la mattina.
Non ho mai visto i contorni
dei tuoi mobili nell’oscurità.
Non un passo verso di te, non appoggiarmi su di te,
corrimano senza scale.

postato da: EditDomjan alle ore 09:33 | link | commenti
categorie: poesia ungherese
martedì, 26 giugno 2007

Krisztina Toth

Cartina muta

              Falde cedevoli, volti delle catene montane, canali del profondo, magma dell'anima, a che pro

     a che pro foreste abbattute, corvi di passaggio, corsi d'acqua erranti, vivono, decedono                pinguini su lastre di ghiaccio,

scorre la spezzata catena-DNA di nuvole, la ritirata dell'acque dagli occhi chiusi, a che pro se non trova

un alveo, invece continua a trascinare il triste percorso, e ovunque giunge, è guerra, la morte scava una fossa

con nomi, date di nascita, con un grido d'amore interrotto non bisogna più arruffare

il mondo: città, destino ventriloquo, la conca dei ricordi, linee di congiunzione, vedi

come vagano, neppure uno ha la sua strada, sempre, sempre le madri partoriscono di nuovo la condizione degli orfani.

                                            (traduzione dall'ungherese di Tomaso Kemeny)

            

postato da: EditDomjan alle ore 17:43 | link | commenti
categorie:

Benvenuto a me

 Oggi metto solo un ritratto dell'attrice ungherese che dà il nome al mio blog: Edit Domjan (1932 - 1972).
postato da: EditDomjan alle ore 17:19 | link | commenti (2)
categorie: edit domjan