Letteratura e arte ungherese, e altro

Blog dedicato all'attrice ungherese Edit Domján (1932-1972)

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venerdì, 29 febbraio 2008

Carlo Sgorlon

«Nella vita c’è sempre la tensione verso qualcosa, o meglio la vita è la tensione stessa, l’aspirazione e il sogno verso una cosa, e sono essi che ci fanno sentire vivi e ci rivelano a noi stessi.» – Carlo Sgorlon
postato da: EditDomjan alle ore 13:24 | link | commenti
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venerdì, 22 febbraio 2008

L’evoluzione del denaro. Darwin e l’origine dell’economia

Il Sole 24 ore, 10 febbraio 2008

 

Nel 1976 Richard Dawkins aveva inventato i memi, unità minimali della trasmissione culturale, gli equivalenti dei geni in biologia. L’idea fu accolta con un certo scetticismo, ed è facile immaginare che questa sarà anche l’accoglienza dedicata ai moni, unità minimali del funzionamento economico, inventati da László MérÅ‘, un matematico ungherese con interessi di psicologia ed economia. Il perché della resistenza è facilmente immaginabile. Se già i memi avevano un’aria vagamente fantascientifica, i moni, oltre a possedere un nome buffo soprattutto a Trieste, pongono problemi ancora superiori.

Il termine “mone”, MérÅ‘ lo ricava da “money” in inglese e da “mon” (mio) in francese. Si tratta di unità capaci di produrre ricchezza attraverso la replicazione (proprio come i memi producono idee e i geni vita). Il come non è facilissimo da capire. Nella descrizione di MérÅ‘, i moni sono alcuni (anche se apparentemente non tutti) i componenti fisici di una impresa economica, alcune delle sue relazioni, nonché delle leggi che ne regolano il funzionamento. Questi elementi si ripetono da una impresa all’altra, si trasformano evolvendo rispetto all’originale, e producono sviluppo.

A parte l’oscurità del ruolo del mone, tutto il meccanismo ha una ricaduta duramente biologistica, perché l’economia seguirebbe la linea dell’adattamento evolutivo, e consisterebbe, in ogni suo settore, in una lotta senza quartiere. In effetti, a leggere certi passi del libro di MérÅ‘ sembra di avere tra le mani La volontà di potenza di Nietzsche che d’altra parte (attraverso Leibniz mediato da Boscovich) aveva anche lui i suoi moni, o più esattamente le sue monadi, i punti di forza in perenne conflitto di cui sarebbe composto l’universo.

Quello che tuttavia non riesco a capire è il motivo che spinge a spiegare il funzionamento della realtà sociale con creature fantastiche, quando abbiamo sotto gli occhi entità del tutto quotidiane, le carte e cartacce che ci ingombrano i tavoli. In effetti, non c’è società senza iscrizioni, che sono fonti ovvie di potere: da quelle che abbiamo in tasca, e che si chiamano “documenti” o “denaro”, e che conferiscono diritti e potere a chi li detiene legittimamente; agli archivi, alle registrazioni e iscrizioni legali che definiscono l’identità di uno stato o di una impresa; alle informazioni tutelate dalla privacy in base all’assunto che il loro possesso genera potere. Ecco i moni o i memi tutt’altro che oscuri su cui si fonda la realtà sociale, alle volte si chiamano “moduli”, e quanto siano importanti lo sa benissimo il burocrate, che può manifestare, nell’esercizio del suo potere, l’autorevolezza sacrale di un re taumaturgo.

 

László MérÅ‘, L’evoluzione del denaro. Darwin e l’origine dell’economia, traduzione italiana di Andrea Rényi, Bari, Dedalo, 2007, pp. 302, euro 18,00.

postato da: EditDomjan alle ore 16:32 | link | commenti
categorie: lászló mérő
giovedì, 14 febbraio 2008

Sui traduttori

Ho conosciuto scrittori ottusi e persino stupidi. Per contro, i traduttori che ho potuto frequentare erano più intelligenti e più interessanti degli autori che traducevano. Occorre infatti più riflessione per tradurre che per "creare".

E'mile Cioran, Confessioni e anatemi, trad. di Mario Bortolotti, Adelphi, 2007

postato da: EditDomjan alle ore 10:14 | link | commenti (1)
categorie: sui traduttori

Schopenhauer

"La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare."

A. Schopenhauer

Da Clarinda, per il 16 febbraio

postato da: EditDomjan alle ore 08:09 | link | commenti
categorie: schopenhauer
venerdì, 08 febbraio 2008

Rob Brezsny

"Per diventare giovani, veramente giovani, ci vuole tempo", diceva Picasso. Sono d'accordo con lui: non è facile affinare la propria capacità di vedere il mondo con freschezza. Ci vogliono anni per immunizzarci contro i milioni di persone che pensano sempre di aver capito tutto. Per mantenerci innocenti dobbiamo rinunciare alla tentazione di reagire meccanicamente agli eventi e non dobbiamo mai smettere di affrontare ogni esperienza con lo spirito di un principiante.
postato da: EditDomjan alle ore 08:02 | link | commenti
categorie: rob brezsny