Letteratura e arte ungherese, e altro

Blog dedicato all'attrice ungherese Edit Domján (1932-1972)

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venerdì, 23 ottobre 2009

La rivoluzione ungherese del 1956

Il 23 ottobre 1956 scoppiò prima a Budapest, poi in tutto il paese, un'insurrezione spontanea guidata da studenti, operai e intellettuali, tra i quali molti erano ed erano rimasti comunisti anche durante gli eventi successivi. Le manifestazioni pacifiche di solidarietà con gli operai polacchi si trasformarono in rivoluzione e in guerra d'indipendenza dopo gli spari dell'ÁVH, la polizia politica; gli insorti chiesero il ritiro delle truppe sovietiche dal territorio ungherese - come avvenne pacificamente in Austria nel 1955 -, il ripristino del parlamentarismo, dei partiti democratici e il risanamento dell'insostenibile situazione economica. Chiesero la fine di quel regime totalitario che in pochi anni produsse denunce a carico di un milione e 140 mila persone su 9 milioni e mezzo di abitanti, con oltre mezzo milione di condannati e 304 mila internati in campi di concentramento.

La rivoluzione vinse le prime battaglie ma, in seguito alla crisi di Suez, il 4 novembre l'Unione Sovietica scatenò una vera e propria guerra, annientando ogni tipo di resistenza, arrestando i membri del governo di Imre Nagy e instaurando un governo fantoccio guidato dal traditore János Kádár, il quale fece impiccare Imre Nagy ed altri 320 partecipanti alla rivoluzione. Dopo le rappresaglie, che durarono fino al 1963 facendo cadere il paese nell'abisso, Kádár instaurò il mondo del "socialismo reale" basato su compromessi e tradimenti, e caratterizzato dalla corruzione morale della società.

La rivoluzione ungherese del 1956 fu l'unica autentica rivoluzione proletaria del XX secolo e affermò con straordinaria efficacia il principio che la dignità umana è indisibile, e comprende aspetti politici, economici, sociali, civili, nazionali, religiosi e culturali, tutti ugualmente importanti.

Un pensiero agli insorti e ai civili caduti durante i combattimenti, ai deportati in Ucraina, ai condannati a morte o a pene detentive, ai 200 mila che lasciarono il paese per sempre, a quelli che scelsero il suicidio o si rifugiarono nell'alcol, alle famiglie distrutte. E anche ai semplici soldati sovietici caduti, comandati in terra sconosciuta e ignari della causa. 7429_1283234680915_1231551903_824909_5277540_n
postato da: EditDomjan alle ore 13:53 | link | commenti
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domenica, 11 ottobre 2009

''LA BIBBIA'' - UN LIBRO AL GIORNO - ANSA.IT

 

 

 

 

 

 

'LA BIBBIA'' - UN LIBRO AL GIORNO - ANSA.IT Il sito Internet dell'Agenzia ANSA
La copertina del libro di Peter Nadas

''La Bibbia''

di Peter Nadas


La letteratura ungherese torna d'attualita'. Dopo il successo del recupero dei romanzi della prima meta' del Novecento di Sandor Marai, dopo il Nobel per la letteratura nel 2002 che ha fatto tradurre i libri di Imre Kertesz, dopo le rivelazioni attorno ai romanzi di Peter Esterhazy, ora l'attenzione si sposta su Peter Nadas. Nato a Budapest nel 1942 da una famiglia con origini ebraiche, Nadas e' cresciuto nell'Ungheria comunista.

Introducendo i tre lunghi racconti raccolti col titolo 'La Bibbia' annota: ''questi scritti hanno visto la luce sotto al dittatura. Sei anni prima era stata soffocata la rivoluzione ungherese del 1956 e le prigioni erano ancora molto affollate''.

Il padre dello scrittore, che partecipo' alla Resistenza durante la guerra, poi processato e riabilitato negli anni dello stalinismo, fu anche tra gli insorti e si suicido' nel 1958.

Lui, che era diventato giornalista, lascio' il lavoro per non sottostare a censure e obblighi e ando' a vivere in campagna, poverissimo. Da allora, racconta, fui ''controllato severamente e decidevano quando potevo pubblicare, che cosa e in quante copie. Mi avrebbero autorizzato a fare viaggi all'estero solo se avessi accettato di lavorare come agente segreto, ovvero se mi fossi prestato a spiare e denunciare i miei amici''. Questo sino alla caduta del muro di Berlino. Oggi e' uno dei grandi nomi della cultura del suo paese. Un po' come Kertesz, che narra con l'occhio ''ingenuo'' del bambino l'orrore dei lager nazisti, in queste sue pagine protagonisti sono dei giovani e giovanissimi che osservano con ''stupore'' il mondo degli adulti negli anni del regime comunista, con tutte le sue crudelta' e falsita' apparentemente gratuite e casuali, quasi a denunciare chi aveva permesso la nascita di una tale realta'. Il racconto piu' spietato nella sua implicita denunzia e' proprio 'La Bibbia', con la violenza di una coppia di funzionari governativi, ferventi comunisti, verso la propria povera cameriera di campagna, accusata ingiustamente di furto, raccontata in prima persona dal loro figlio, con una scrittura quasi da ecole du regard, intensa e minuta.

7 ottobre 2009

 

postato da: EditDomjan alle ore 13:41 | link | commenti
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