'LA BIBBIA'' - UN LIBRO AL GIORNO - ANSA.IT Il sito Internet dell'Agenzia ANSA

La letteratura ungherese torna d'attualita'. Dopo il successo del recupero dei romanzi della prima meta' del Novecento di Sandor Marai, dopo il Nobel per la letteratura nel 2002 che ha fatto tradurre i libri di Imre Kertesz, dopo le rivelazioni attorno ai romanzi di Peter Esterhazy, ora l'attenzione si sposta su Peter Nadas. Nato a Budapest nel 1942 da una famiglia con origini ebraiche, Nadas e' cresciuto nell'Ungheria comunista.
Introducendo i tre lunghi racconti raccolti col titolo 'La Bibbia' annota: ''questi scritti hanno visto la luce sotto al dittatura. Sei anni prima era stata soffocata la rivoluzione ungherese del 1956 e le prigioni erano ancora molto affollate''.
Il padre dello scrittore, che partecipo' alla Resistenza durante la guerra, poi processato e riabilitato negli anni dello stalinismo, fu anche tra gli insorti e si suicido' nel 1958.
Lui, che era diventato giornalista, lascio' il lavoro per non sottostare a censure e obblighi e ando' a vivere in campagna, poverissimo. Da allora, racconta, fui ''controllato severamente e decidevano quando potevo pubblicare, che cosa e in quante copie. Mi avrebbero autorizzato a fare viaggi all'estero solo se avessi accettato di lavorare come agente segreto, ovvero se mi fossi prestato a spiare e denunciare i miei amici''. Questo sino alla caduta del muro di Berlino. Oggi e' uno dei grandi nomi della cultura del suo paese. Un po' come Kertesz, che narra con l'occhio ''ingenuo'' del bambino l'orrore dei lager nazisti, in queste sue pagine protagonisti sono dei giovani e giovanissimi che osservano con ''stupore'' il mondo degli adulti negli anni del regime comunista, con tutte le sue crudelta' e falsita' apparentemente gratuite e casuali, quasi a denunciare chi aveva permesso la nascita di una tale realta'. Il racconto piu' spietato nella sua implicita denunzia e' proprio 'La Bibbia', con la violenza di una coppia di funzionari governativi, ferventi comunisti, verso la propria povera cameriera di campagna, accusata ingiustamente di furto, raccontata in prima persona dal loro figlio, con una scrittura quasi da ecole du regard, intensa e minuta.
7 ottobre 2009