"il 16 giugno del 1958 il premier Imre Nagy, il ministro della Difesa Pàl Maléter e il giornalista Miklòs Gimes salgono con il cappuccio in testa su uno sgabello basso che il boia spinge via con un calcio. Segue la frattura delle vertebre, la morte, il comunicato di Mosca; é già storia.
Jòzsef Szilàgyi è stato giustiziato ancora in aprile, Géza Losonczy é morto in prigione, ma ora viene comunicata anche la notizia della loro morte insieme a quella degli altri tre.
I cadaveri vengono sotterrati nel cortile della prigione, il punto viene ricoperto da armadi e altri nobili. Successivamente li dissotterrano per trasportarli nell'angolo più remoto del nuovo cimitero comunale, dietro un folto cespuglio dove sta la maggior parte dei giustiziati, separati anche nella morte dai cittadini 'rispettosi della legge'. Là rimangono, praticamente anonimi, e la vigilanza della polizia segreta cela per decenni i loro resti umiliati. Non lontano dalle carcasse degli animali dello zoo."
Andràs Nagy, Il caso Bang-Jensen, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2006