La felicità che l'Editore perseguiva era di qualità langarola, insieme terragna e umbratile, di lunghe radici e leggera come una foglia. Era il piacere che nasce dall'accudire una vigna, tirare su un muro, costruire una stalla modello, una tinaia. Era il gusto di inseguire qualcosa che aspetta al di là dell'orizzonte conosciuto, di scovare prima degli altri le cose che stanno nascendo o maturando. Correre senza fermarsi, non accontentarsi mai, guardare sempre in avanti, rilanciare la posta.
Voluttà della scommessa. Pubblicare libri di cui nessuno aveva sentito parlare, a dispetto del mercato, e dopo dieci anni, vent'anni, diventano indispensabili: Proust, il diario di una ragazza ebrea di Amsterdam, Musil, Braudel, Beckett, Yourcenar. Ma anche incontrare persone speciali, scoprire pittori, coltivare piante rare, viaggiare, innamorarsi di un ogetto, di una pietanza, di un vino, di un paesaggio. Diceva:
"Editoria è conoscenza degli uomini".
Ernesto Ferrero, I migliori anni della nostra vita