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Blog dedicato all'attrice ungherese Edit Domján (1932-1972)

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lunedì, 15 giugno 2009

Non posso sapere…

Miklós Radnóti (1909 – 1944)

 

Non posso sapere cosa significa per un altro questo paesaggio,

per me è la casa natia abbracciata dalle fiamme,

un piccolo paese, culla del mio lontano mondo infantile.

Mi ha generato, come il tronco dell’albero il fragile ramo,

anche il mio corpo, spero, sprofonderà in questa terra.

Sono a casa. E se a volte s’inginocchia ai miei piedi

Un cespuglio, so il suo nome, ne conosco il fiore,

so dove va chi cammina per strada,

so cosa significa in un crepuscolo estivo

il rosso dolore che cola dai muri.

Per chi lo sorvola in aereo, il paesaggio è una carta geografica,

ignora dove ha abitato Vörösmarty Mihály[i];

quella carta cosa gli nasconde? A lui fabbriche e rozze caserme,

a me cavallette, buoi, torri e miti fattorie;

lui dal binocolo vede fabbriche e campi coltivati,

io invece anche il lavoratore che trema per il suo lavoro,

boschi, frutteti fischiettanti, vigneti e tombe,

tra le tombe la vecchina piange in silenzio,

e ciò dall’alto è ferrovia da distruggere, o fabbrica,

è la casa cantoniera,  e il cantoniere è lì davanti

con la bandierina rossa in mano e tanti bambini attorno,

nel cortile delle fabbriche un mastino si rotola per terra;

ed è lì anche il parco, l’impronta di vecchi amori,

il sapore dei baci nella mia bocca, a volte miele, o uva selvatica,

un giorno andando a scuola sul margine del marciapiede,

per non essere interrogato ho urtato una pietra,

ed eccola quella pietra, ma dall’alto non si vede,

non c’è strumento che possa mostrare tutto questo.

 

Certo, siamo colpevoli, come tutti gli altri popoli,

e sappiamo in cosa abbiamo peccato, quando, dove e come,

ma qui vivono anche lavoratori, poeti innocenti,

e bimbi in fasce nei quali cresce la ragione,

li illumina da dentro, li veglia, nascosti in buie cantine,

finché il dito della pace non indicherà la nostra patria,

e alla nostra parola soffocata risponderanno loro con fresche parole.

 

Vigile nuvola notturna, stendi su di noi le tue grandi ali.

Traduzione di Edith Bruck

postato da: EditDomjan alle ore 20:33 | link | commenti
categorie: miklós radnóti